mercoledì 27 aprile 2011

SIX FEET UNDER

Con tutto il rispetto per il popolo ospitante……ma d’ora in poi non mi faccio più insegnare nulla in termini di disinfezione e cura delle infezioni ospedaliere da chi non sa neanche cos’è il bidet.


La passione per i thriller mi ha fatto, negli anni, divorare tutto ciò che riguardasse violenza, omicidi seriali, investigazioni e quant’altro…. Insomma..sono la nuova Patricia Cornwell dei poveri…ma l’esperienza che ho fatto oggi rimarrà indelebilmente impressa nei miei ricordi.


Ebbene oggi non c’avevo una pippa da fare….i pazienti pazientavano, gli inservienti non servivano e così via. Nella grigia e sconfortante routine di oggi (niente figure del cazzo, nessuna novità, neanche un piccolo accoltellamento tanto per allietare la giornata, neanche un alcolista con cui scambiare due chiacchiere….una palla) mi metto a fare un po’ di “scienza”-se così si può dire-al computer..e il tempo passava senza che neanche mi accorgessi.


Ecco finalmente il terribile ma quanto mai atteso suono del cicalino ad interrompere i miei futuristici calcoli…la segretaria mi chiede se posso firmare delle carte di un decesso per uno che deve essere cremato. Cheppale, dico io, non era neanche mio paziente….ma gli altri dove sono? Sai…sono bovero ragazzo emigrato da Italia…..io no sapere niente di vostra burocrazia!!!


Insomma…..tocca a me.


La tirocinante prescelta nell’aiutarmi a compilare le carte al decimo sbadiglio e al trentesimo “ma non posso firmare e basta e poi levarmi dalle palle?” mi dice due cose:


-notizia brutta: bisogna andare anche in camera mortuaria a constatare il decesso


-per questa cosa, che richiede al massimo un quarto d’ora, vieni pagato 100 pounds netti


Ora dico: da quando in qua un povero tizio, in camera mortuaria da ormai 5 giorni, necessita di un certificato ulteriore di morte dopo aver passato 5 giorni in un frigorifero puzzolente? Boh…ma i cento pound fanno gola……e poi mi sono detto “con tutte le schifezze che vedo vuoi che un fottuto cadavere mi faccia impressione?”.


Bravo Ale…clap clap…..


Ridestata debitamente la mia poca voglia di burocrazia firmo tutto diligentemente e ci apprestiamo a percorrere i chilometrici corridoi fino alla camera mortuaria che qui chiamano Mortorio (se lo traduci letteralmente).


Tralascio lo squallore apocalittico delle stanze e dei corridoi e l’orrore nel vedere l’enorme frigorifero a scomparti. Ci chiedono di aspettare….. “Ci” perché ervamo io, la giovane dottoressa e una studentessa di medicina che non aveva mai visto una cella mortuaria e non vedeva l’ora (tralascio i commenti per pietà).


Adiacenti alla sala principale, mi guardo intorno annoiato finchè non entrano due necrofori in giacca e cravatta e il corpo di una vecchia tutto rigido con un braccio in alto dal rigor mortis. Se non fosse per il rispetto verso la morte che la nostra professione ci insegna ad avere, sembrava stesse facendo il saluto a Hitler.


Anyway…il bello è che questi due imbecilli hanno cercato di abbassare il braccio della vecchia con tale violenza che si è sentito uno “Scroch” potentissimo…….evvia…..braccio a posto, come se niente fosse. Ero inorridito e pensavo di aver già visto abbastanza quando questi si mettono a pulirla.


Che bello, penso io, con che rispetto trattano il corpo della vecchia signora…se non fosse che loro sono in giacca e cravatta, cazzo, e non in divisa….e stanno maneggiando il corpo bluastro, livido e maleodorante in abiti civili (molto eleganti, tra l’altro).


Sopraffatto dallo schifo penso di voler andare via e fancolo a tutti (come ama dire il mio tirocinante dell’arabia saudita che mi ha sentito tirare il porcone in sala), e fancolo anche ai 100 pounds. Che se li tengano….


Ma il meglio ancora deve venire….


Il gusto per l’orrido non mi fa voltare la faccia come giustamente avrei dovuto fare…anzi…..e mentre noto con più attenzione mi accorgo di fissare uno dei due tizi che, mentre allegramente sta frizionando il torace della signora filofascista, non si accorge che la propria cravatta si infila ripetutamente nella bocca della defunta piena di schiuma verdastra conferendo all’inutile e quantomai fuoriluogo accessorio un colorito ruggine non particolarmente invitante. Una versione horror della pubblicità delle macine della mulino bianco che vengono intinte dal dito paffutello del sempre sorridente tipico “bambino delle pubblicità” nel tazzone di latte caldo.


A stento trattengo il groppo in gola palesando un autocontrollo che non avevo davanti alla tirocinante e alla studentessa che giustamente si facevano i cazzi loro quando….non ci posso ancora credere…forse ero ubriaco o drogato……questo qui si accorge della cravatta sporca e chiama una tizia chiedendogli di pulirla. La tizia, a mani nude, arriva e dà due colpi alla cravatta a mani nude “done!” ecco fatto , come se avesse spiumacciato una giacca impolverata.


Non ho vomitato per miracolo.





Stanotte mi sognerò la vecchia con i baffi alla Hitler che mi rincorre nuda e mi sputa roba verde in faccia……già lo so.





Alla prossima cagata (anche se questa volta io proprio non c’entro nulla)





Ale

giovedì 31 marzo 2011

OCCHIO CHE MI VIENE LA SINDROME

Welcome back Ale,
arieccomi!

Ora capisco perché Stoccolma ha il più alto tasso di suicidi nei mesi invernali……qui a Glasgow l’inverno è stato un po’ simile…buio buio buio….e freddo, neve, pioggia e vento.

Grazie a Dio tutto ciò è solo un ricordo..le giornate si sono notevolmente allungate e finalmente sono in grado di dire che il sole esiste e non è solo un fugace miraggio centellinato dal grigio costante, quel grigio che ti fa sentire un personaggio dei film dell’orrore…tipo quelli della nebbia assassina.

Ovviamente però il sole, anche qui giustamente intervallato da una buona dose di nuvole e pioggia (gli Scozzesi temono tantissimo la siccità) ha una caratteristica fondamentale che ti fa pensare che qui il tempo (meteorologico) congiura contro di te come se avesse un conto personale da sbrigare nei tuoi confronti: ebbene qui il sole è perennemente orizzontale.  Non sale mai ma ti gira attorno aspettando che tu apra l’occhio e che la tua povera retina si secchi come un ramarro sul muretto.

Anyway basta lamentarsi….addirittura la Chiara è riuscita a non uccidere l’ennesima orchidea. Anzi l’ultima, che io avevo dato per moribonda, è rinata tra le lacrime premorte…un po’ come l’araba fenice di Albus Silente.

In questo nuovo contorno le nostre giornate sono finalmente assestate su di una accettabile routine che ci permette di assaporare finalmente i pregi assoluti che derivano dall’esperienza che stiamo vivendo.

E non solo lavorativa…non intendo tediare nessuno sulla bellissima esperienza lavorativa, le opportunità e bla bla bla……intendo esperienza di tipo umano.

Stando qui si raschia via la ruggine dalla botte e si nutre il legno…pronti per versarvi altro vino, vino nuovo. Ma come ogni buona raschiata che si rispetti a volte si espone il legno vivo e lì sono dolori.

D’altronde non si cresce senza che le ossa facciano male…vecchi detti quantomai veri.


Sebbene ovviamente la novità dello stare qui ha diminuito in parte il mio potere di osservazione e di stupore non mi sono certo mancate le figure del cazzo in cui, come un neofita Gianburrasca, autolesionisticamente mi tuffo. D’altronde ora comincio a parlare un po’ più propriamente e a capire di più…..e il cavallo, tenuto a bada per troppo tempo nel recinto, ora sente le briglie allentate e freme per partire al galoppo.

Quando operi (intendo in sala operatoria) e ti ritrovi finalmente da solo (o con qualche tirocinante) devi non solo mantenere una flemma metodica ed un cipiglio professionale e posato ma ti rendi conto che non c’hai più nessuno a pararti le chiappone in caso di disastri. E fin qui tutto ok, d’altronde è il mio lavoro.

Ma ogni cosa che fai la devi anche tradurre, tradurre il nome di un ferro chirurgico (che qui hanno nomi tutti diversi…un po’ come i personaggi di “sogni di una notte di mezza estate”) e non sempre ti viene la parola.

E allora apri la mano sperando che la strumentista, notoriamente saggia, ti porga ciò che vuoi (so che la frase potrebbe essere suonare strana…..).
In mezzo a tutto questo casino Robocop proprio non ci voleva.

D’ora in poi qui camminerò sul filo del rasoio e cercherò di mantenere un profilo politically correct. Ebbene Robocop è un nuovissimo personaggio entrato, purtroppo, a far parte della mia vita professionale.

Un bel giorno novità: si cambiano strumentisti…nuova legge …tutti devono saper fare tutto. Non più strumentisti dedicati alle varie patologie.
Ed ecco Robocop, proveniente dalle sale di chirurgia d’urgenza, entra prorompente e sorridente nelle sale di chirurgia pancreatica.

Perché Robocop? Questo simpatico ragazzo, simpatico sul serio, buono come il pane, ha un problema fisico abbastanza importante (è pressochè completamente sordo e parla anche in maniera strana). Ha 2 specie di orecchie bioniche che lo aiutano a sentire. Però ti deve guardare in faccia e tu devi parlare un po’ altino.
Bene:

- con la mascherina se anche ti guardo in faccia cosa cavolo vedi dalle labbra?

- e soprattutto mentre prima potevo biascicare il nome di un ferro sperando che per assonanza mi passassero i ferri giusti con lui devo urlarlo…anche perché la maggior parte del tempo sta girato di spalle…non gli posso mica dare un coppino ogni volta che mi serve un pinza!!!!!

Quel giorno con Robocop è stato terribile….lui cercava di capire quello che biascicavo urlando (molto ossimorico) in una lingua approssimativamente simile all’Inglese e di passarmi il primo ferro che casualmente gli attraversava il palmo della mano…un po’ come quando fai le mani a rastrello e le passi sulla sabbia sperando di trovare qualche conchiglia.

Poverino…..tanto simpatico ma utile quanto il due di picche a briscola col morto.

Anyway la vita va avanti e giusto la settimana dopo mi sono sparato una bella settimana di guardia giorno.

Un delirio. Siccome hanno chiuso uno degli ospedali di Glasgow tutta la marmaglia di poveracci che afferivano in questo triste nosocomio si è riversato tutto sul mio povero ospedale e giusto quando il sottoscritto era di guardia.

Beh…beata umanità!!!!

40 pazienti al giorno da vedere….uno meglio dell’altro.

Uno di questi, secondo me il migliore in assoluto, si lamentava con me che il troppo alcol che doveva bere gli faceva vomitare il metadone che doveva prendere…molto bene!!!! Pacca sulla spalla e via……Perché scegliere quando puoi avere tutto?

Ma a grandi falcate un altro tizio si è meritato il mongolino d’oro della settimana.

Altro compare di bevute di quello prima…questo ha voluto superare il record e battere in volata il precedente.

Bene…..un pomeriggio me lo vedo ancora più ubriaco, fatto……in coma (ma come cazzo ha fatto che è 2 giorni che è ricoverato?) e il vicino di letto che urla per il dolore alla pancia.

Ma cosa è successo??????????? Elementare Watson……. Questo ha fottuto la morfina al vicino di letto ma non solo…..si è scolato due bottiglie e mezzo di disinfettante alcolico per le mani…..Oleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee! Finalmente ciò che temevo fosse una leggenda metropolitana si è dimostrata essere una assoluta verità!!! Minchia che botta!!!!!!

Era fatto come un cavallo!!!!!! Ma sicuramente avrà avuto un alito freschissimo e avrebbe potuto disinfettarti con una slinguata!!!!!

Anyway la vita procede……. Io sto alla porta e aspetto…..le cose capitano..o meglio…come dicono nei paesi anglosassoni……shit happens!


Un abbraccione a tutti


Alla prossima cagata


Ale McGarden

martedì 15 marzo 2011

GREY'S ANATOMY MI FA UNA PIPPA.....


PER GLI ADDETTI AI LAVORI...O QUASI


Ebbene finalmente ho cominciato a collezionare figure barbine anch’io… lo devo confessare… ero propria invidiosa che solo Ale potesse farle..
In realtà sono quasi due mesi che lavoro, ma mica potevo scrivere subito!! Dovevo almeno avere qualcosa da raccontare, più che altro dovevo almeno aspettare di capire quello che mi dicevano ...
Il primo giorno è stato uno spasso, un bellissimo orientation day, il giorno più temuto da tutti, quello in cui arrivi, non capisci nulla di quello che ti dicono, rispondi facendo solo qualche strana faccia, tanto che secondo me si chiedono se sono cerebrolesa, e poi ti portano a vedere la terapia intensiva, la semintensiva, l’ucic, arrivi in sala, beccano il primo sfigato specializzando di guardia e ti affidano a lui: questo ti mostra tutto, o almeno tutto quello che gli viene e in mente, poi ti  passano alla sister (e tu nel mentre ti chiedi “che cavolo centra mia sorella, che poi non ho, in tutto questo?”) che ti mostra nuovamente le stesse cose, con parole diverse, tutti i carrelli (intubazione difficile, ipertermia maligna, emorragie gravi…ah secondo voi esiste un posto in Italia dove c’è il kit ipertermia maligna??, un intero carrello con scorte di dantrolene sodico che neanche se in tutte le sale ci fosse contemporaneamente un caso di ipertermia riusciremmo a finire), le uscite di emergenza e l’estintore e ti spiega benissimo tutte le norme di sicurezza in caso di incendio .. (anche noi lo faremmo, vero?). Finito con la sister… (so che forse vi chiedete cose è la sister, ma vi lascio nel dubbio ancora un po’.. così provate anche voi), stai circa mezz’ora in cucina, a non capire discorsi fatti in glasvigen, finché qualcuno non ti rivolge la parola mosso da pietà nei tuoi confronti… poi ti alzi, ti perdi 3 o 4 volte per arrivare dove avevi lasciato le tue cose, cerchi di mangiare qualcosa (mai andare in un mensa scozzese!!!) e te ne stai a pensare perché non sei stato semplicemente a casa a pulire, cucinare, correre e dipingere e leggere….Alla fine qualcuno ti vede, si ricorda di te, ed il primo giorno almeno ti mandano a casa!!
Bene, peccato che lavorando in tre ospedali diversi, il tutto si è ripetuto altre 2 volte (anche se devo essere sincera in modo meno intenso) e l’ultima volta (praticamente l’altro giorno perché ho cambiato ospedale) ho avuto l’onore di vedere in un solo giorno altri 4-5 padiglioni operatori (uno per specialità naturalmente)!! Che culo vero?? Sapete quanto è bello cercare di ricordarsi dove sono le cose quando non ti ricordi neppure dove sono le sale o semplicemente non sai il codice per entrarci??
Ma le cose più divertenti sono perdersi per cercare di andare a prendere il cicalino, avere il cicalino e non capire quello che dice quando parla… ma soprattutto che lo stesso cicalino suona in due ospedali diversi (non chiedetemi perché) e che se per caso emette il famoso urlo per arresto cardiaco, devi anche cercare di capire dove C…o è stato questo arresto, e se per sfiga (come sempre succede quando tieni il cicalino le prime volte) capita dove sei di guardia tu, devi correre… ma dove?? Allora aspetti di vedere un altro correre e così sai dove andare!! Ma la cosa più bella è avere uno che ti va a prendere lo zaino mentre tu vai dal povero diavolo che sta male… e poi vedere quelli che dovrebbero essere paramedici in grado di intervenire per qualsiasi cosa, peso circa 150-180 kg ciascuno, in dispnea solo per piegarsi ed alzare la barella, tutti sudati… e tu pensi… ma perché non organizzare una qualche dieta prima di iniziare?? Perché se per caso anche questo fa un arresto… come si fa poi ad intubarlo?
Per non parlare del fatto che qui si lamentano tutti di non avere abbastanza infermieri, poi però entri in sala, per la precisione sala antalgica, e trovi un infermiere per parlare con il malato (questo deve pur essere a suo agio, o no??), uno di anestesia, uno di sala, due possibili strumentisti, due tecnici radiologi e due medici. A quel punto pensi.. ma perché sono così idiota che in Italia faccio tutto con un singolo infermiere che poverino diventa un polipo per riuscire a fare contemporaneamente più cose?? E che ne dite che per legge hanno un infermiere per paziente in terapia intensiva, perché se avessero un rapporto di due malati per infermiere si chiamerebbe terapia semi-intensiva?? Come ragionamento non fa un piega… ma allora le nostre italiane come le dobbiamo chiamare dato che quando siamo fortunati il rapporto è 1 a 3??
Ma poi..dove la trovate una che vince la lotteria e si spende tutto in eroina tanto che non le rimane più nulla neppure per comperarsi il cibo di tutti giorni ed arriva a pesare 35 kg??? O uno che a 30 anni ha già 7 figli?
Beh comunque non preoccupatevi…da domani inizio anche un po’ di rianimazione… allora sì che rideremo..

Cheers

Chiara

mercoledì 2 febbraio 2011

IL KILT NON BASTA...ORA C’E’ LA ROSA IN BOCCA ovvero COME AFFONDARE NELL’ORRORE UMANO E RIDERCI PURE SOPRA

Il kilt non basta.
Basta cornamuse gracchianti suonate da improponibili personaggi in gonnella che mal celano la ventrazza alcolica.
Basta castelli tutti uguali, tutti meravigliosamente identici da sembrare disumanamente affascinanti.
Basta abbazie trecentesche diroccate in inarrivabili verdi colline.
Basta.

Non so se e` stato un ictus o un qualunque accidente cerebrovascolare simultaneo, o forse la noia, la voglia di trovarsi qualcosa di interessante durante la settimana.....o forse perchè geneticamente predisposti a buttarci in improponibili avventure.......
Chi è che diceva che a chi non conosce la storia tocchera’ riviverla?
Beh...non solo bisogna conoscerla..ma anche ricordarsela.
Ma come mai ad ogni stupidaggine che mi viene in testa ho al mio fianco una moglie meravigliosa che accondiscende?

Cio` premesso.....io e la Chiara ci siamo ufficialmente iscritti ad un corso di tango argentino.
Tutti i mercoledì sera ore 8.30 pm eccoci in pista, con le scarpette striscianti sul pavimento....ancora senza rosa pero’.
La scuola di tango argentino si trova sulla sommità di una collina poco distante da casa nostra all’interno di una scuola di musica e arte e checcacchio vuoi.......
La scuola di checcacchio vuoi è meravigliosa. Ogni mercoledì si entra in questi corridoi scolastici accompagnati dalle prove della banda del paese. Una specie di quintetto di fiati dove ognuno suona un po’ quel che gli pare e poi vediamo che succede.
Se vado la’ e fischietto la vie en rose mi prendono sicuro.
Scusi dove si tiene il corso di tango? Sapete, posto nuovo, prima sera...
O.....gira l’angolo del corridoio, dopo i trofei di cheese rolling attraversi il corridoio dei bagni and...here we are...la meravigliosa palestra dove si tiene il corso di tango, tappezzata di foto di scolaretti anni ’80 e giovani cheerleader sorridenti. Sembra il pannello della behavioural unit di criminal minds..manca solo la scritta in pennarello missing o killed e il corrispettivo sventrato ed emaciato del sorriso dei suddetti personaggi.
Arriviamo un po’prima, come si confa’ per la prima sera ed assistiamo al corso avanzato.
Eta’ media 95 anni. 10 punti per la protesi d’anca, 20 punti infarto, 30 punti la dialisi. Sembrava la serata del bingo nella casa di riposo.
Un tango lento accompagnava queste vecchie querce con le scarpette che più che ballare si sostenevano dimostrando le leggi fisiche della leva. Ogni tanto qualcuno faceva un passo diverso, più “improvvisato” ma questo non faceva altro che creare lo scompiglio generale.
Già volevo andarmene e mi domandavo:
  1. per il corso avanzato ti accettano solo dopo i 90 anni?
  2. oppure ci metti almeno 60 anni a passare gli esami del corso base?
La risposta ancora si agita nelle membra.

Ma il bello doveva ancora venire.....
Eccoci a noi, neofiti del palcoscenico, nubendi del caschè, tutti timidi ed impauriti dalle future ed inimmaginabili difficolta’ che avremmo incontrato nel nostro “serissimo” corso di tango.

Buona sera a tutti.....una voce dal basso salutava i presenti presentandosi come l’istruttore di tango. Dall’alto dei suo metro e cinquanta si accompagnava con l’istruttrice, direttamente venuta da woodstock, con lunga treccia semigrigia ai capelli, gonnellona fiorita, incisivi leprotteschi ed un sorriso costante da “amore libero” vs paralisi del nervo faciale bilaterale.
Ci mettiamo tutti in cerchio e iniziamo a presentarci per nome....come nelle migliori tradizioni.
E il corso comincia...piu’ che un corso di tango (e fino ad ora abbiamo fatto tre lezioni) sembra di essere ad un corso new age sulla fedeltà di coppia, esercizi per camminare insieme, senti il tuo corpo avvicinarsi a quello della compagna, l’uomo comunica col corpo e la donna deve comprendere....e altre cose cosi`.
Avete mai visto Fight Club? Ebbene mi sentivo con Edward Norton al gruppo di sostegno per il cancro ai testicoli...gia’ mi immaginavo i ciccioni tettoni che mi abbracciavano e piangevano.
Anyway....il corso e’ sulla fedeltà di coppia nel senso che non balli quasi mai con la tua compagna ma ad ogni esercizio ci si cambia.....ed e’ li’ che ci siamo accorti dell’improponibile classe nella quale eravamo, a buon diritto, inseriti.
INCREDIBILE!
Il mio preferito è, ovviamente, John Rambo....detto anche il figlio segreto di Astor Piazzolla. Maglietta grigia aderente, pantaloni militari e scarpe da trekking.......autisticamente ballerino. Anche a musica spenta prova e riprova i passi guardandosi gli enormi piedoni. Bisogna dargli una botta in testa per farlo smettere.
Ovviamente John non poteva che accompagnarsi con Walkiria, detta anche toffee alla fragola. 180 cm di donnona, zigomi pronunciati e fieri, e pere enormi improponibilmente ipersostenute da un corpetto della chicco rosa big babol.
Nella mischia ci sono altri incredibili personaggi che mi delizio nel descrivervi.
C’e’ Mr Prostata......probabilmente già 30enne ai tempi di Mussolini, un tipo felice e sorridente, capelli bianchi pettinati alla Mike Buongiorno (chissà se trafugheranno anche la sua di salma). Sempre felice e sorridente, uno che dice, sempre molto sorridente, sempre sì, annuendo. Dopo 20 minuti ho capito che forse annuiva e sorriddeva per un tic parkinsoniano e non perchè gli arridesse la vita.
E come potrebbe altrimenti..........data la moglie che si ritrova. Arzilla ultracentenne, Mrs Caran D’Ache indossa una tuta da ginnastica turchese accecante, orecchini pendenti e scarpette ballerine. Beh, a dispetto di tutte le altre (poche) 20-30enni rincoglionite, matitona azzurra balla anche molto bene (mia moglie non se ne voglia). Diciamo che negli esercizi di fiducia di coppia io e lei abbiamo un feeling particolare.
Ma nel cerchio della felicita’ giriamoci anche dall’altra parte...giusto per non dimenticare gli altri meravigliosi personaggi.
Giusto il primo giorno entra uno strano ragazzo, 25-30 anni massimo, capello rosso celtico, magro come un chiodo, occhi molto molto vicini e piccoli, che celano poca sostanza grigia nel lobo frontale, probabilmente consumato dalle ben note abitudini alcoliche autoctone. Cappotto elegante, pantalone morbido casual e scarpa nera elegante. Accompagnato dal Ragno, ovverosia sua madre, donna dalle articolazioni particolarmente nodose e dalle mani e piedi piu’ lunghi dei miei.
Ebbene il suo caro figliolo, accaldato prima ancora di cominciare (io e la Chiara in palestra c’abbiamo cosi’ freddo che teniamo pure il maglioncino) si toglie cappotto e maglioncino eeeeeee....voila’...maglietta azzurra da calcio con scritto MARADONA gigantesco sulla schiena. Adorabile!
C`e’ Mister Nerd, per cui non occorrono descrizioni fisiche.....che si guarda costantemente i piedi e parla da solo.
At last, but not least, c’e` Gas Gas, il topolino. Poverina, lei ce la mette tutta ma penso sia imbranata anche a camminare normalmente. Piccolina, dentini in fuori e occhialetti sulla punta del ridicolo nasino.

Beh, all’inizio speravamo di farci degli amici. Ma ci siamo resi conto di una cosa....ciò è impossibile perche’ ci stiamo facendo degli idoli!!!!!

Un abbraccione a tutti

Vi aspettiamo

Ale e Chiara



giovedì 6 gennaio 2011

DESPERATE HOUSEWIFE


Oggi è tornato il sole, splende non troppo alto, ma solo troppo basso in cielo, ma splende dopo 2 settimane di tempo tipicamente invernale e ancora di più tipicamente British! Sarà solo un miraggio e poi non si farà vedere per tutto gennaio, ma intanto c’è..
In questi che forse sono i miei ultimi giorni da casalinga (uso ancora il condizionale perché visto tutto, finchè non inizio a lavorare non ci credo…) ho pensato di raccontarvi i miei ultimi due mesi, a casa, mentre Ale ricuciva persone pugnalate nei posti più strani.
All’inizio, quando arrivi in una città nuova, dove conosci si e no la tizia dell’agenzia che ti ha affittato casa, una città da 2 milioni di persone e che non è propriamente fortunata con il clima, e sei a casa … tutto il giorno, da sola, ti dai degli obiettivi, quelle cose che dici “quando avrò tempo lo farò”, giusto per ridurre un po’ il rischio di morire di noia o solitudine.
Ebbene, arrivati qui iniziai dapprima a girare almeno tutti supermercati del centro, reparto per reparto, a cercare in internet le varie succursali, ad uscire ogni giorno anche solo per prendere il pane, e imparai così bene dove c’è ogni cosa che un giorno mi sentii chiedere dal papà di Ale “Chiara, ma hai una pianta topografica di ogni supermercato che vai sempre così sicura?”. A questo, praticamente subito si aggiunse l’ispezione dei negozi di vestiti e scarpe e centri commerciali e devo dire che se anche le scarpe un po’ lasciano a desiderare, almeno qualche negozio figo e fashion c’è… e anzi quando ci passo davanti cerco di non guardare troppo, per non essere indotta in tentazione.
La fase successiva fu quella di leggere tutte le guide a mia disposizione sulla Scozia (per decidere le cose da andare a vedere, le gite da fare o dove portare gli amici quando vengono a trovarti) e di darmi all’arte culinaria: visto che dopo circa 10 supermercati non avevo ancora trovato un posto dove ci fosse pasta sfoglia o briseè sfusa (cioè senza mille altre robe dentro), decisi che era venuto il momento di provare, e dopo il primo tentativo venuto un po’ così, devo dire che al momento mi riescono proprio bene, e mi diverto anche a farle… fu poi il turno dei mille tipi di torte salate, di dolci con le mele, dei risotti, per passare poi alla pizza ed ai pansotti fatti in casa per festeggiare il nostro Natale (festeggiato per la precisione il 26)..
Siccome poi il tempo però era proprio tanto passai alla fase “allenamento per la maratona”: le prime settimane furono ottime, sole e non troppo caldo e non troppo freddo, a volte minime nuvole! Ma in tutto questo non avevo considerato due cose fondamentali: il metro di neve che ricoprì la città da fine novembre a metà dicembre e lo strato di ghiaccio che ricopre la città da  metà dicembre ad ora… L’apice fu il giorno di Natale quando per tornare dall’ospedale di Ale, dove ero andata per sentirci meno soli tutti e due e per portargli il pranzo, ci impiegai un’ora (di norma è mezz’ora)… avrei fatto prima slittando o scivolando con un telo per terra … tanto comunque le cadute furono numerose: 3 vere e proprie e una pure con lancio di cellulare in mezzo alla strada a 4 corsie (naturalmente e per fortuna vuota), 5 perdite di equilibrio fermate in tempo e altre 5-6 “inciampi”.
Infine.. non contenta e non soddisfatta, oltre a leggere libri inglesi, guardare film o serie TV solo in inglese (naturalmente con i sottotitoli per riuscire a capire), e qualche volta studiare (e fare schemi riassuntivi per la mia amica Enza), oltre a parlare via Skype con gli amici,, oltre ad aver passato 3 settimane a fare i giretti con i miei genitori e quelli di Ale, mi comperai i colori ad olio.. e dopo 10 anni dall’ultima volta che avevo preso in mano tela e matita… iniziai a dipingere… la disperazione non ha mai fine!!!!
Però in tutto questo sono contenta..e ho altri mille progetti da fare: le lasagne fatte a mano, provare un dolce nuovo a settimana, almeno un altro quadro in testa (dopo che avrò finito quello ancora in atto), la guida dall’Inghilterra da leggere, i negozi di arredamento da visitare, diventare socia onoraria Ikea (dicono che dopo che ci vai 1 volta a settimana per alcuni mesi consecutivi lo diventi di diritto…io sono a 2 mesi, ma se continuo così sono sulla buona strada) e last but not least… iniziare a lavorare!!!!!

Chiara